La presenza di pucker maculare, secondo gli autori francesi, è pari al 10 per cento della popolazione sopra i 70 anni di eta’. Puo’ essere idiopatico oppure conseguente ad esiti di chirurgia del distacco di retina o malattie infiammatorie o vascolari della retina. Il sintomo principale è la metamorfopsia, ovvera la distorsione dell’immagine. La diagnosi è facilmente effettuabile per mezzo di un OCT. La chirurgia del pucker maculare o membrana epiretinica è oggi bene eseguile con vitrectomia mini invasiva senza punti di sutura assicurando un buon risultato anatomico e funzionale
L’intervento è eseguibile in day surgery ed in convenzione con il SSN
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png2015-10-14 17:59:562016-01-11 16:08:13Recente studio sulla membrana epiretinica o pucker maculare
Gli spinaci, uno dei prodotti ortofrutticoli più diffusi sul pianeta, sono una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae. Possono raggiungere l’altezza di 70 cm circa con grosse foglie verde scuro. Le origini delle spinaci paiono risalire al continente asiatico, e precisamente in Nepal, dove pare siano stati coltivati per la prima volta; tuttavia esistono testimonianze che asseriscono che già nel cinquecento, a Firenze, le suore benedettine coltivassero già le spinaci nei loro orti. Il periodo di raccolta delle spinaci va da novembre fino a marzo. Gli spinaci sono caratterizzati da un alto contenuto di vitamine A e C e in minore quantità, vitamine B, D, F, PP e K; oltre alle vitamine troviamo una discreta quantità di minerali quali rame, potassio, zinco, calcio e fosforo. Cento grammi di spinaci contengono: 90 gr. di acqua, 2 gr. di fibre, 3,4 di proteine, 0,7 gr, di grassi e 3 grammi di carboidrati. Molto importante, come andremo a vedere, la presenza nelle spinaci della luteina, un carotenoide con particolari proprietà utili alla vista.
Proprietà curative e benefici degli spinaci
Gli spinaci occupano una posizione rilevante nella classifica degli alimenti con proprietà utili all’organismo umano; una scoperta molto recente attesta che gli spinaci hanno proprietà molto utili alla vista. La luteina, contenuta in buona quantità nelle foglie di spinaci, ha la capacità di penetrare nel sangue e di depositarsi negli occhi, in particolare nella retina, apportando così ottimi benefici alla vista. Grazie alla ricchezza di minerali gli spinaci hanno proprietà lassative, tonificante ed apportano benefici anche al muscolo primario dell’organismo, il cuore. L’alto contenuto di acido folico apporta benefici al nostro sistema immunitario, rendendolo più “forte” e aiuta notevolmente l’organismo nella produzione di globuli rossi. Per poter trarre i massimi benefici dal consumo di spinaci è bene sottolineare che gli stessi vanno rigorosamente mangiati crudi, magari in insalata con olio e sale; è infatti dimostrato che, una volta lessati, perdono il 50% circa delle loro proprietà utili all’organismo umano.In 100 grammi di spinaci troviamo circa 3,5mg. di ferro vegetale, che però non è facilmente assimilabile e viene quindi trattenuto dall’organismo in minima quantità; per ovviare a questo “inconveniente”, gli esperti in materia consigliano di consumare in abbinamento agli spinaci anche alimenti che contengano acido ascorbico, come ad esempio il limone. Infatti l’acido ascorbico è in grado di favorire l’assimilazione di ferro vegetale.Per quanto riguarda le calorie gli spinaci forniscono 23 calorie ogni 100 grammi di parte edibile.
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png2015-10-11 15:38:032016-11-15 15:02:08gli spinaci e la retina
Il centro Gamma Medica, specializzato in oftalmoplastica, è stato il primo in Italia ad utilizzare il lipofilling per il trattamento delle problematiche secondarie all’asportazione del bulbo oculare: enoftlamo, atrofia grassosa e fibrosa, approfondimento del solco orbito palpebrale.
Sono, ormai circa 10 anni che utilizziamo questa tecnica per il trattamento della chirurgia della cavità anoftalmica in pazienti portatori di protesi. L’atrofia del grasso e dei tessuti orbitari sequenziale all’asportazione del bulbo oculare (sia intervento di eviscerazione che di enucleazione) è una condizione che interessa i 2/3 di questi pazienti determinando problemi psicologici estetici e funzionali che influiscono in misura notevole sulla qualità della vita di relazione e sull’attività di questi pazienti. E’ molto frequente rilevare che l’asportazione di un occhio interessa persone giovani, ancora in attività lavorativa e on una vita sociale estremamente attiva, spesso donne o bambini.
Si tratta quindi di una problematica che riveste un ruolo sociale e la sua soluzione coinvolge aspetti sanitari, familiari e personali. Fino a qualche anno fa l’enoftalmo secondario ad asportazione de bulbo oculare veniva trattato con varie possibili modalità: – l’innesto dermoadiposo che veniva allocato nella cavità orbitaria o a livello del solco orbito palpebrale, – un impianto subperiosteo nel pavimento orbitario di materiale eterologo (in genere un blocco di silicone modellato). Si trattava di interventi invasivi, a volte estremamente lunghi, spesso in anestesia generale e con risultati non sempre soddisfacenti sia sotto l’aspetto estetico che funzionale.
Il grasso infatti in quantità massive va incontro a necrosi che può vanificare completamente il trattamento con grande delusione sia del medico che del paziente. La ripresa della protesi avveniva dopo varie settimane così come il decorso postoperatorio (edema orbitario, dolore, asportazione dei punti di sutura) era molto più complesso e prolungato Da parte nostra abbiamo sfruttato la grande mole di studi clinici e sperimentali e utilizzato l’ampia casistica di pazienti trattati in questi ultimi anni con la tecnica del lipofilling, cioè l’innesto di grasso in frazioni estremamente ridotte, che è stata utilizzata per la chirurgia plastica estetica.
La tecnica per quanto riguarda la chirurgia della cavità orbitaria, deve essere praticata da un chirurgo esperto di oftalmoplastica, dura circa ½ ora e consiste nel prelievo di grasso con micro cannule dalla zona addominale o dai glutei, il trattamento e la purificazione del grasso mediante decantazione (una modalità estremamente naturale) e l’innesto nella cavità orbitaria. I vantaggi del lipofilling o meglio innesto grassoso frazionato sono l’utilizzo sia per il prelievo che per l’innesto nella cavità orbitaria di tecniche mininvasive, l’anestesia locale, il regime di day surgery.
Non vengono utilizzati punti di sutura e si può riprendere immediatamente l’attività lavorativa o sportiva. Soprattutto, l’innesto grassoso con queste caratteristiche (frazionato e purificato) favorisce l’innesto di cellule staminali che sono state scoperte nel grasso. Secondo gli studi dell’ultimo decennio il tessuto adiposo è una vera e propria banca di cellule staminali che favorisce non solo il restauro volumetrico ma una vera e propria bio ristrutturazione dei tessuti della regione orbitaria con una migliore qualità nella gestione quotidiana della protesi.
Questa tecnica con le modifiche da noi apportate (micro innesti, procedura mirata alla zona atrofica associazione con fattori di crescita piastrinici, ritocchi) ha permesso di trattare con successo anche casi estremi di enoftalmo con atrofia completa dei tessuti e contrazione grave della cavità che non permettevano di indossare la protesi.
L’esperienza continua e gli studi saranno sempre più approfonditi per risolvere una problematica spesso sottostimata che solo in questi anni comincia ad avere protocolli di terapia standardizzati.
Caso clinico pre e post di paziente con cavità anoftalmica retratta (enoftalmo estremo)
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00adminhttps://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.pngadmin2015-08-27 12:42:102016-11-15 15:03:28L’innesto grassoso o lipofilling per il trattamento della cavità orbitaria anoftalmica
La posizione delle palpebre e la sua influenza sull’astigmatismo corneale
Sono state accertate modifiche dell’astigmatismo corneale dopo chirurgia palpebrale, tipo blefaroplastica superiore. Questi dati rendono importante la valutazione di questo parametro nella programmazione di un intervento di cataratta con impianto di lente intraoculare torica. Negli ultimi 10 anni sono aumentati in ordine di frequenza sia gli interventi di cataratta con lenti di tecnologia avanzata come le lenti toriche si gli interventi di blefaroplastica superiore, che negli Stati Uniti rappresenta una delle prime 5 procedure estetiche eseguite.
Negli ultimi 20 anni le opzioni di trattamento della cataratta si è arricchita delle lenti di sesta generazioni le cosiddette AT IOL (Advanced Tecnology) lenti ad alta tecnologia, definite anche Lenti Premium, che permettono di correggere le problematiche visive per vicino con le lenti multifocali e l’astigmatismo con le lenti toriche, con una indipendenza dagli occhiali nella maggior parte della vita di relazione.
Per la preparazione all’intervento per i pazienti candidati all’intervento di cataratta con correzione dell’astigmatismo è necessario un protocollo estremamente preciso che prevede: visita oculistica con refrazione, topografia corneale, pupillometria e biometria ottica. Le lenti toriche anche per chirurghi esperti propongono delle problematiche che possono inficiare il risultato: errori biometrici, marcatura preoperatoria imprecisa, capsuloressi decentrata o rotazione/instabilità della lente intraoculare che ne diminuisce o ne annulla il risultato.
Un parametro sottostimato è la posizione della palpebra superiore le cui modifiche possono determinare nel tempo modifiche dell’astigmatismo corneale. La posizione e l’apertura delle palpebre dipende da varie cause lenti a contatto, invecchiamento e interventi di blefaroplastica o di ptosi palpebrale.
Ci sono numerosi studi, statisticamente significativi, che confermano sia l’influenza dell’apertura e della conformazione palpebrale sullo sviluppo del grado e tipo di astigmatismo corneale sia la variazione che si riscontra dopo interventi di riposizionamento dopo chirurgia. Queste modifiche possono rappresentare un ulteriore elemento di insuccesso che può rendere insoddisfatto il paziente e inefficace la procedura.
E’, quindi, importante valutare preliminarmente con molta attenzione l’obiettività palpebrale, anche con foto digitali, considerandola un ulteriore criterio di selezione e se ritenuto influente, valutare una opzione preliminare di chirurgia palpebrale.
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00adminhttps://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.pngadmin2015-08-26 10:51:232016-11-15 15:06:10Un altro parametro di valutazione nella pianificazione delle lenti intraoculari toriche
La ghiandola lacrimale, in parte responsabile della lacrimazione, è normalmente nascosta sotto il bordo osseo superiore in uno spazio chiamato fossa lacrimale, situata sopra l’angolo esterno dell’occhio.. La ghiandola è costituita da due porzioni o lobi, il lobo orbitale e il lobo palpebrale (FIG 1). A volte il lobo palpebrale può essere evidente sotto la palpebra quando si solleva la palpebra verso l’alto e si guarda verso il basso. Una ghiandola lacrimale prolassata può determinare un rigonfiamento a livello l’angolo supero esterno della palpebra superiore.
Molto più frequentemente di quanto si creda (secondo alcune casistiche oltre il 30% di pazienti che si sottopongono a blefaroplastica superiore) e possibile rilevare da parte dell’oculista o del paziente stesso tra la palpebra e la cornice orbitaria superiore esternamente, una tumefazione non dolente e mobile rispetto ai piani sottostanti. E’ facilmente palpabile ed è grande come una nocciolina che in qualche caso può dislocarsi fino a livello del bordo ciliare superiore. Si può trattare di un prolasso o ptosi della ghiandola lacrimale. Sono stati classificati vari gradi di prolasso lieve (0-2 mm), moderato (3-5 mm) e prolasso grave (più di 6 mm).
Le cause di questa patologia non sono note quando non è conseguenza di eventi traumatici. La ptosi della ghiandola lacrimale è conseguente all’invecchiamento e può essere presente dia nell’età adulta ma si evidenzia con l’età per l’assottigliamento senile della cute che rende evidente la ghiandola.E’ molto più frequente negli anziani con blefarocalasi (letteralmente caduta delle palpebre) e può essere confusa nell’ambito di un prolasso del grasso orbitario o di uno stato di edema palpebrale superiore. Il prolasso della ghiandola lacrimale può in molti casi essere rilevato durante un intervento di blefaroplastica superiore (secondo alcuni Autori in anche il 50% degli interventi) per cui questa anomalia va attentamente ricercata e diagnosticata prima di un intervento di blefaroplastica superiore.va attentamente ricercato.
Oltre che una accurata visita oculistica con studio della motilità oculare è opportuna una valutazione dell’assetto orbitario anche una fotografia digitalizzata secondo le modalità utili per lo studio dell’orbita. Per la identificazione e localizzazione mediante palpazione può essere utile una valutazione sia in posizione eretta che supina: questo tipo di manovra è una ulteriore conferma della dislocazione della parte ghiandola lacrimale dalla sua loggia anatomica normale.La TAC senza e con mezzo di contrasto è necessaria pe escludere patologia infiammatoria o neoplastica.
L’intervento chirurgico (FIG 2)
Si tratta di una procedura, spesso praticata in anestesia locale con sedazione che ha dei tempi simili a quelli della blefaroplastica superiore e prevede una incisione cutanea a livello della palpebra superiore, l’apertura del setto fibroso dell’orbita, l’asportazione della loggia grassosa centrale, spesso dislocata per effetto della trazione della ghiandola, la applicazione di un punto che comprende il setto dell’orbita, la ghiandola lacrimale dislocata e la cornice supero laterale dell’orbita. Alla fine viene eseguita una sutura cutanea.Il periodo postoperatorio per quanto riguarda le cure e le attenzioni è simile a quello di una blefaroplastica e la rimozione della sutura avviene a 5-7 giorni. In genere, se non ci sono altre cause non residua “occhio secco
Grazie ad una tecnica ora eseguibile anche in Italia e’ possibile agire sui glaucomi resistenti alla terapia oggi utilizzabile. L’intervento si realizza in sala operatoria con una nuova tecnologia che mediante ultrasuoni focalizzati permette di indirizzare un fascio di questi con modalità estremamente precise sul corpo ciliare principale responsabile della eccessiva produzione di umor acqueo (una delle cause del glaucoma)
Il trattamento denominato High Intensity Focused Ultrasuon (HIFU) e’ nato in Francia da circa 10 anni ma è stato perfezionato solo nell’ultimo periodo(www.eyetechcare.com).
COME AGISCONO GLI ULTRASUONI (FIGURA 1)
Si propagano come un’onda acustica, che attraversa i tessuti, senza lesionarli, e trasformandosi in energia tremica (calore) solo nel punto focalizzato, in questo caso i corpi ciliari determinanti nella produzione delll’umor acqueo.
Gli ultrasuoni focalizzati sono già utilizzati nella terapia e cura di alcuni tumori proprio per la capacità di determinare ablazione del solo tessuto tumorale senza lesionare i tessuti vicini.
Al momento per quanto riguarda le malattie oculari il campo di applicazione principale è il glaucoma sia nelle forme refrattarie alla terapia sia in quelle forme di glaucoma dove la terapia medica crea allergie e danni alla superficie oculare (congiuntiva e cornea).
Il trattamento, che può essere ripetuto, al momento è praticabile presso l’Unità di Oculistica delle Suore dell’Addolorata di PISA.
E’ necessaria una visita preliminare per lo studio della malattia glaucomatosa e la programmazione dell’intervento.
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png2015-08-20 17:12:142016-11-15 15:11:01glaucoma: nuova strategia
Il 22 luglio presso la prestigiosa sede congressuale dell ‘ Hotel Excelsior di Palermo, il prof Garzione presentera’ ai colleghi siciliani le nuove tecniche di chirurgia dell’orbita e delle vie lacrimali. Nella stesse sede il dr Rizzuto proporra’ le news sulla chirurgia vitreo retinica.
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png2015-07-07 19:35:202015-07-07 19:48:57Congresso a Palermo
Grazie ad una tecnica ora eseguibile anche in Italia e’ possibile agire sui glaucomi resistenti a terapia. L’intervento si svolge in sala operatori con un nuovo strumento che per mezzo di ultrasuoni agisce sul corpo ciliare principale responsabile della eccessiva produzione di umor acqueo , causa dell’ipertono oculare che determina la patologia glaucomatosa. Il trattamento denominato High Intensity Focused Ultrasuon (HIFU) e’ nato in Francia (www.eyetechcare.com)
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png2015-01-31 16:43:512016-01-11 16:09:00Nuovo passo avanti nella lotta al glaucoma
Attualmente il laser rappresenta l’opzione di trattamento primario per edema maculare, pur con i suoi effetti collaterali. Negli ultimi anni le terapie si sono evolute con farmaci iniettati direttamente nel vitreo e con la vitrectomia mininvasiva che permette in day surgery e in anestesia locale di eseguire agevolmente interventi una volta estremamente complessi.
Ma qual è attualmente il ruolo ed il razionale della vitrectomia nella gestione dell’edema maculare diabetico?
Da una revisione della letteratura internazionale sono stati sono stati proposti diversi meccanismi per spiegare gli effetti dei vari step di un intervento di vitrectomia mininvasiva
ASPORTAZIONE DEL CORPO VITREO (Fig 1)
Con l’asportazione del corpo vitreo si crea chirurgicamente un distacco di questo tessuto dalla retina determinando la separazione della ialoide posteriore e diminuendo le trazioni antero-posteriori e tangenziali sulla retina. Questa fase chirurgica è molto importante perché permette di rimuovere un tessuto che ha cellule come i fibroblasti, astrociti e macrofagi con notevoli capacità contrattili. La vitrectomia della base del vitreo permette di riattivare i corpi ciliari nella regolazione degli equilibri omeostatici dela retina.
RIMOZIONE DELLA MEMBRANA LIMITANTE INTERNA (FiG 2)
Un’altra fase chirurgica molto rivalutata è la rimozione della membrana limitante interna che oltre a verificare la completa asportazione della ialoide posteriore è necessaria per la presenza negli occhi diabetici di alti livelli di cellule con capacità contrattile. La membrana limitante interna (ILM) è l’interfaccia strutturale tra il vitreo e la retina. Questa struttura, che deriva ed è collegata anatomicamente alle cellule gliali di Müller, funge da barriera protettiva e fornisce la resistenza biomeccanica della retina centrale.(Fig 3 e 4) Questi rapporti si traducono in una serie di funzioni metaboliche dil controllo dell’angiogenesi, di regolazione del flusso ematico e della trasmissione degli stimoli nervosi collegati con le capacità visive della retina.Praticamente ogni malattia della retina è associata con un gliosi reattiva delle cellule di Müller, che, da un lato, sostiene la sopravvivenza dei neuroni della retina, ma, d’altro canto, può accelerare la progressione della degenerazione neuronale. Nel diabete la malattia delle cellule di Muller altera l’omeostasi retinica con lo sviluppo dell’edema diabetico. Il razionale dell’asportazione della membrana limitante interna si riscontra nella rimozione della componente reattiva gliale che peggiora lo status cellulare legato all’aumento della contrattilità della superficie retinica e a una disfunzione retinica degli strati retinici interni. Nella retinopatia diabetica i cambiamento di struttura e di funzione delle cellule di Muller sostengono l’edema maculare per cui il peeling della membrana limitante interna che è parte integrante nella degenerazione di queste cellule permette un miglioramento della vitalità di queste cellule e ad ua migliore ossigenazione delle strutture retiniche.
RIMOZIONE DEI FATTORI DI PERMEABILITA’ PRESENTI NEL VITREO DIABETICO
La vitrectomia si rende necessaria nei diabetici con maculopatia per la presenza nel vitreo di alti livelli di fattori di infiammazione e di permeabilità che quando rimossi determinano un miglioramento della ossigenazione della retina fino a dieci volte rispetto ai valori precedenti come è stato verificato con esami OCT e con la Fluorangiografia Retinica. Queste indagini hanno dimostrato un miglioramento del flusso sanguigno e della sostanze nutritive della regione maculare ed in molti casi un miglioramento, anche se non completo, della vista. In circa il 50%-70 dei casi c’è stato un miglioramento dell’edema della macula sia nella forma diffusa sia nel tipo cistoide.
TRATTAMENTO CONTESTUALE CON TRIAMCINOLONE ACETONIDE NELLA CAVITA’ VITREALE
I cortisonici abbassano il livello tissutale dei mediatori dell’infiammazione con un marcato effetto antiedemigeno, hanno effetto antiapoptosi (morte cellulare) e anche se minore sono efficaci per stabilizzazione vascolare (effetto antiVEGF).
Naturalmente tutti gli eventuali vantaggi della vitrectomia vanno equilibrati con i fattori di rischio quali ipertensione sistemica, scompenso cardiaco, insufficienza renale e ad un razionale controllo metabolico.
I pazienti che non risentono positivamente del trattamento sono gli edemi ischemici e i pazienti con essudati intraretinici.Su questa base è assolutamente necessario uno studio preoperatorio con esame OCT e Fluorangiografia retinica che permetta di valutare il tipo di edema (cistoide o non cistoide), lo stato della limitante interna (ispessita o non ispesita), le condizioni della giunzione IS/OS (integra o frammentata), la omogeneità dello strato EPR-Coriocpillare, lo spessore della coroide, la vascolarizzazione della macula e la presenza di neovasi,essudati intraretinici. Poiché la fotocoagulazione Argon-laser può provocare una diminuzione della sensibilità retinica e del visus per un progressivo allargamento delle cicatrici laser o fibrosi sottoretinica la vitrectomia per gli edemi maculari sta avendo sempre maggiori indicazioni. Naturalmente pur essendo una valida alternativa per gli edemi maculari refrattari si tratta di un intervento complesso non scevro di complicanze e che rappresenta comunque una opzione che va studiata e programmata da chirurghi esperti, in centri specializzati con dotazioni tecnologiche di ultima generazione.
L’INTERVENTO DI VITRECTOMIA MININVASIVA PUO’ ESSERE ESEGUITO PRESSO LA CLINICA DELLE SUORE DELL’ADDOLORATA DI PISA, IN CONVENZIONE IN REGIME DI DAY SURGERY e IN ANESTESIA LOCALE
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png2015-01-10 14:41:172016-11-15 15:14:06PERCHE’ LA VITRECTOMIA IN UN PAZIENTE CON EDEMA MACULARE DIABETICO CRONICO
Presidio Autonomo di Chirurgia Day Surgery ed Ambulatoriale
convenzionato con il SSN
UNITA’ FUNZIONALE di OCULISTICA
Resp. Dott. DARIO SEVERINO
Via Alessandro Manzoni n.13 56125 PISA
Telefono: 050 45075
A cura di:
Dott. FEDERICO GARZIONE
INTERVENTI ESEGUIBILI IN CONVENZIONE CON UNA ATTESA DI CIRCA UN MESE PRESSO LA CASA DI CURA SUORE DELL’ADDOLORATA – VIA MANZONI 13 – PISA
info: federicogarzione@gmail.com
Presso l’Unità Funzionale di Oculistica della Casa di Cura Suore dell’Addolorata di PISA è stato di recente istituito un ambulatorio per tutti i pazienti portatori di protesi oculare.
I pazienti che affluiscono a questo ambulatorio sono affetti da anoftalmia causata da diverse patologie o fattori esterni come:
Traumi
Retinoblastoma
Distacco di retina
Glaucoma
Tumori
Radioterapia
Il nostro protocollo di cura prevede l’organizzazione di un percorso mirato a seconda delle necessità e delle aspettative del paziente.
Viene esaminata accuratamente e fotografata la cavità e gli annessi per avere un quadro completo dell’evoluzione nel tempo.
Le foto vengono effettuate con e senza protesi oculare al fine di valutare l’eventuale capacità della cavità e appoggio della protesi.
Oltre allo studio completo ed accurato della cavità anoftalmica esaminiamo a fondo l’occhio sano controlaterale seguendo un protocollo preciso:
Visita oculistica completa
Campo Visivo Computerizzato
OCT-Tomografia Retinica
Topografia corneale
Eventuali esami aggiuntivi sulla base delle patologie riscontrate.
I controlli vengono effettuati con scadenza semestrale salvo presenza di ulteriori malattie che richiedono controlli più frequenti.
Durante l’ispezione della cavità e degli annessi si valuta l’eventualità di effettuare interventi chirurgici finalizzata al miglioramento della gestione, del posizionamento e del comfort della protesi.
Gli interventi effettuati sono:
Blefaroptosi della palpebra superiore
Procedura chirurgica utilizzata per eliminare l’eccesso di pelle e grasso sopra gli occhi (blefaroplastica superiore) e migliorare l’apertura della palpebra superio intervenendo sul muscolo elevatore della palpebra.
Innesto dermo-adiposo
Il tessuto dermoadiposo è di norma prelevato dalla regione addominale,dai glutei o dalla parte laterale della coscia dello stesso paziente ed inserito nella cavità anoftalmica. Il derma viene posizionato verso l’esterno ed il grasso verso l’interno dopodiché i quattro muscoli retti vengono suturati in modo da trasmettere il movimento all’innesto. Il limite principale di questa procedura è la riduzione del suo volume nei primi 6 – 12 mesi. L’assorbimento è maggiore se l’innesto viene effettuato come secondo intervento. L’innesto dermoadiposo è preferibile quando i fornici sono poco profondi o quando si è verificata più di una espulsione dell’impianto dall’orbita con conseguenti problemi di tenuta dei tessuti.
Innesto grassoso con tecnica mininvasiva
Prelievo di grasso da una parte del corpo, in genere addome o interno cosce e trasferimento in un’altra zona al fine di migliorarla nei contenuti e nel volume (bioristrutturazione) La tecnica standard prevede il prelievo del grasso con una cannula molto piccola (3 mm), la centrifugazione (tecnica diColeman) per 3 minuti o la decantazione e successivamente l’innesto nella zona desiderata con una cannula di circa 2mm. L’intervento si può eseguire con il paziente sedato o in anestesia locale per i ritocchi e può dare risultati permanenti. L’innesto grassoso ha una maggiore vitalità e può essere utilizzato a completamento di altre tecniche chirurgiche per modulare il volume e la struttura dei dei tessuti della cavità orbitaria. L’entusiasmo per questa metodica è notevolmente aumentato per il corredo scientifico che conferma la presenza di cellule staminali nelle cellule adipose. Tra queste cellule sono presenti anche precursori delle cellule mesenchimali staminali: uno studio recentemente pubblicato (Crisan M et al : “A perivascular origin for mesenchymal stem cells in multiple human organs” Cell Stem Cell 2008 Sep 11;3(3):301-13 ) indica nei periciti del tessuto adiposo i veri precursori delle cellule mesenchimali staminali.
Spacer palpebrale
Prelievo della cartilagine auricolare(dietro l’orecchio) per allungare la palpebra inferiore lassa.
Impianto endoorbitario
Impianto di biglie in idrossiapatite (materiale biocompatibile di sintesi molto poroso e facilmente colonizzabile e vascolarizzabile) o PMMA (polimetilmetacrilato) in pazienti che hanno precedentemente subito enucleazione o eviscerazione.
Cantopessia e plastica del fornice inferiore
Attraverso l’intervento di cantopessi è possibile riposizionare l’angolo dell’occhio e ricostituire il fornice inferiore dove viene allocata la parte inferiore della protesi. Questa tecnica è indicata per migliorare la lassità e tonicità della palpebra inferiore, molto spesso compromessa nei pazienti portatori di protesi.
Queste procedure possono essere svolte in regime di day-hospital in anestesia locale con sedazione.
Il recupero alle attività sociali avviene rapidamente nel giro di circa 5-10 giorni.
I risultati sono visibili a partire dalla seconda settimana per il lipofilling o dopo qualche settimana per gli altri interventi.
I risultati diventano definitivi a distanza di circa tre mesi.
https://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.png00adminhttps://www.gammamedica.it/wp-content/uploads/2017/08/logo-gammamedica-1.pngadmin2014-12-30 12:47:522018-01-19 15:58:08TRATTAMENTO DELLA CAVITA’ ANOFTALMICA NEI PORTATORI DI PROTESI OCULARE
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