SOI ENTE MORALE GIURIDICAMENTE RICONOSCIUTO SI IMPEGNA A COSTITUIRSI IN GIUDIZIO QUALE PARTE LESA A TUTELA DELL‘ INDIPENDENZA DELL’ OFTALMOLOGIA ITALIANA E DELLA SUA VIRTUOSA IMMAGINE

SOI ENTE MORALE GIURIDICAMENTE RICONOSCIUTO SI IMPEGNA A COSTITUIRSI IN GIUDIZIO QUALE PARTE LESA A TUTELA DELL‘ INDIPENDENZA DELL’ OFTALMOLOGIA ITALIANA E DELLA SUA VIRTUOSA IMMAGINE
SE SONO STATI COMMESSI DEGLI ABUSI I RESPONSABILI DEVONO PAGARE COSÌ COME CHI HA GODUTO DI VANTAGGI ILLECITI
 

 MATTEO PIOVELLA
PRESIDENTE SOI

Leggi Articolo da La Repubblica (clicca qui)

Università, in sette video le rivelazioni shock dell’ex “barone”: “I concorsi? tutti pilotati. E le ricerche farlocche”
di Carlo Picozza
Parla il professor Emilio Campos, vicepresidente della Società oftalmologica italiana: “Professori scelti con criteri perversi, accordi tra commissari. La ricerca? pagata dalle aziende e gli articoli scritti dal personale delle case farmaceutiche”

 06 DICEMBRE 2020

Concorsi pilotati. Trasferimenti di ateneo concordati a tavolino. Assunzioni realizzate con “criteri perversi”, tanto le capacità dei docenti non contano. Specializzandi trascurati e usati come “tappabuchi”. Attività di ricerca “farlocca”: pagata dalle case farmaceutiche, è svolta dal loro personale per brevettare i prodotti, ma firmata dai docenti universitari “che così diventano esperti del glaucoma, delle maculopatie o di altro”. Ecco il j’accuse del vicepresidente della Società oftalmologica italiana (Soi), Emilio Campos, già ordinario di Malattie dell’apparato visivo nell’ateneo di Bologna e presidente della Commissione per la selezione dei candidati all’abilitazione scientifica nazionale (l’organismo che valuta i docenti in fieri di Oculistica).

In realtà, precisa Campos, “la mia analisi interpretativa delle gravissime criticità del reclutamento, della ricerca, della didattica e via dicendo, va oltre i recinti dell’Oculistica italiana e interessa anche il resto delle specializzazioni medico-chirurgiche”.  La denuncia di Campos, che è stato anche direttore della Scuola bolognese di specializzazione, si trova nel sito web della Soi (che associa 4.700 dei settemila oculisti italiani). Ed è proposta in forma di sette video-lezioni che l’autore chiama “episodi”. Titolo: “Quale direzione sta prendendo l’Oftalmologia accademica italiana?”.

MATTEO PIOVELLA

MATTEO PIOVELLA (presidente SOI)

“Come credete che, nel corso degli anni, siano stati scelti i professori di Oftalmologia?”, chiede Campos. “Con criteri, consentitemi di dire, perversi”, risponde. “Le metodologie adottate per promuovere o bocciare un candidato docente in un concorso – argomenta – sono lasciate agli accordi tra i commissari più che alla valutazione delle capacità dell’esaminando”. “Per intraprendere la carriera universitaria – continua – bisogna, innanzitutto, dimostrare di essere un ottimo e fidato portaborse; in secondo luogo, bisogna essere lievemente meno brillanti del maestro per non oscurarne i meriti e, infine, non guasta essere figli o affini di un oculista o, ancora meglio, di un professore di Oftalmologia”.

“Ci sono docenti di ruolo che hanno fornito casistiche operatorie non veritiere”, accusa Campos. E, una volta scoperto il millantato credito, “sono rimasti al loro posto”. Come si può vincere un concorso? “Anche minacciando i commissari”. “L’intimidazione, purtroppo, funziona: il maestro di un candidato che annuncia un ricorso ha di fatto sempre avuto una sorta di potere di veto”. Comunque, precisa Campos, “non interessa ad alcuno selezionare un bravo oculista, ciò che conta è dimostrare il proprio potere sistemando tante persone fedeli”.
Campos affronta il tema dei concorsi anche dall’angolazione dei perdenti: “Quanti sono diventati specialisti nei ricorsi –  argomenta – non si rendono conto che potrebbero essere oggetto di indagini penali con elementi probatori di peso notevole”.

E in quanto a ricerca e innovazione come stanno le cose in Italia? “Siamo contenti se riusciamo a mettere in atto terapie proposte dai nostri colleghi stranieri; da noi, l’Oftalmologia, da decenni, non fa progresso alcuno”. E gli oculisti?  “I colleghi liberi professionisti e gli ospedalieri sono molto più propensi degli universitari a introdurre nuove metodologie di diagnosi e cura”.
Campos racconta anche come si decidevano fino a qualche anno fa trasferimenti e rimpiazzi nelle università: “Se un docente andava in pensione, sul posto liberato, al quale aspiravano più persone, si metteva in movimento una giostra, con scambi di sede tra vari professori che, alla fine, lasciavano libero il posto più periferico, quello meno ambito”.

“Questo meccanismo – continua Campos – è rimasto pressoché immutato dalla fine dell’Ottocento a tutti gli anni Settanta; ora le cose sono cambiate ma il criterio alla base delle scelte è rimasto: la qualità del docente è l’ultima cosa che interessa; quel  che conta è la maggiore abilità del candidato a entrare in questa logica”. E gli specializzandi? “Sono considerati solo una forza lavoro in più che, gradita ai rettori e al personale affrancato dallo svolgimento di attività tediose, vengono utilizzati come tappabuchi”. E gli universitari? “Si sentono un casta, sono una lobby con grande senso di appartenenza”.

E la ricerca? “La cosiddetta ricerca”, precisa Campos. “Negli ultimi anni è tutta farlocca: pagata dalle industrie farmaceutiche che hanno bisogno di dati da raccogliere per ottenere la certificazione dei loro prodotti e aprire canali speciali per la pubblicazione dei risultati conseguiti”. “Di questa ricerca, si fanno belli molti oculisti”, assicura Campos. “È un sistema utilizzato da tante aziende per creare degli opinion leader su temi specifici, dalla retina al glaucoma”. “Questa ricerca, però, è inutile: gli articoli pagati dalle ditte farmaceutiche, spesso vengono addirittura scritti dal loro personale anche se gli autori figurano essere gli oculisti che, in questo modo, diventano di volta in volta, esperti delle maculopatie, esperti del glaucoma, etc.”.
Tutto da rifare, insomma? “Qualcosa di buono si intravede”, osserva speranzoso Campos, “in alcune università italiane si comincia a guardare al merito e, allora, si chiamano dall’estero i docenti di chiara fama; è accaduto di recente a Trieste per la Chirurgia plastica e la Dermatologia, per esempio”.

Ci sono tensioni nella Soi? “Sì, come accade nelle migliori famiglie”. E qual è il pomo della discordia? “Sempre l’università: alcuni consiglieri della Soi avrebbero voluto destituire il presidente per utilizzare le stesse pratiche che si consumano nel mondo accademico”. Anche se, nel sito web della Società oftalmologica italiana, non mancano critiche dello stesso tenore rivolte al presidente da parte della componente universitaria.

LACRIMAZIONE: SI PUÒ CURARE E NON SI DEVE SOTTOVALUTARE

Fonte: www.iapb.it/lacrimazione-si-puo-curare-e-non-si-deve-sottovalutare/


Cresce la sensibilità delle persone per un sintomo semplice dalle origini complesse, mentre tecniche e tecnologie sempre più raffinate aumentano le possibilità di intervenire in maniera precoce.

In trent’anni di carriera Federico Garzione ha trattato circa 2500 persone che soffrivano di lacrimazione; 350 di queste negli ultimi 5 anni con una tecnica da lui stesso introdotta in Italia e che si avvale dell’assistenza dei nuovi laser a diodi.

“È un campo in forte evoluzione – spiega lo specialista in Oftalmologia e Chirurgia Plastica, Direttore Scientifico del Centro Specializzato in Chirurgia Oftalmoplastica Gamma Medica di Roma -. Da pochi anni siamo in grado di concentrare l’energia del laser in fibre inferiori ai 500 micron (mezzo millimetro), piccole abbastanza da percorrere i canalini lacrimali e ridurre l’invasività che caratterizza gli interventi chirurgici più tradizionali. È probabile che, nel breve futuro, potremmo disporre di strumenti ancora più raffinati”.

Ma, a prescindere dallo sviluppo tecnico, “è importante fare informazione sul fenomeno in sé stesso evitando che venga trascurato o sottostimato dai pazienti. La lacrimazione – spiega, infatti, il dottore – è un fenomeno relativamente semplice e non eccessivamente invalidante. Avviene quando si crea uno squilibrio tra la produzione delle lacrime e la capacità di farle defluire correttamente. Questo squilibrio può avere origine nella ghiandola lacrimale (che può essere sovrastimolata) o, molto più frequentemente, nel complesso del sacco, dotto e canalicoli lacrimali che sono rivestiti da un epitelio sottile e sensibile, facile a risentire di una condizione non ottimale nell’occhio e soggetto a infiammazione e infezioni”.

“Quello che è importante ricordare – sottolinea Garzione – è che, sebbene il sintomo sia semplice, l’origine può essere molto complessa, spaziando in un vasto spettro di cause e malattie: dagli effetti collaterali di alcune terapie farmacologiche a condizioni cardiovascolari alterate fino ad arrivare a vere e proprie infezioni localizzate tra naso e occhi. Per questo è importante farsi visitare da un oculista che può diagnosticare l’origine del problema e, nei casi più seri, da un chirurgo oftalmoplastico, che può indicare la soluzione”.

La lacrimazione può presentarsi, infatti, con diversi gradi di gravità. Per esempio, si può avere una lacrimazione incostante o una lacrimazione costante capace di generare un deficit visivo e un significativo imbarazzo sociale. Ma si può soffrire, anche, di lacrimazione con serie infezioni, gonfiore e secrezioni purulente. Ci sono, infine, anche lacrimazioni pediatriche, che si manifestano tra uno e due anni per l’incompleto sviluppo delle vie lacrimali.

Le terapie dipendono dalla gravità: “Trattamenti topici con antibiotici e cortisone; trattamenti nasali; intubazioni con stent che permettono di risolvere le ostruzioni. A questi livelli di cura si aggiunge quello chirurgico con tre opzioni: la dacriocistorinostomia esterna, endonasale e la già citata endocanalicolare laser assistita. Le prime due opzioni sono interventi chirurgici più invasivi per il paziente con almeno un giorno di degenza e vantano il 98 per cento di successo per la dacriocistorinostomia esterna e intorno al 80 per cento per quella endonasale. L’ultima opzione è un intervento che ho personalmente introdotto in Italia dall’estero, è meno invasivo, si può svolgere in ambulatorio ed ha un percentuale di successo del 50/60 per cento con, però, la possibilità di ripeterlo”.

“La sensibilità nei confronti della lacrimazione sta aumentando soprattutto tra i pazienti che ne soffrono e questo è un bene – conclude Garzione. Situazioni che un tempo sarebbero rimaste prive di trattamento possono oggi essere affrontare e, nella maggior parte dei casi, risolte già negli stadi precoci. Per questo il consiglio è di non trascurare la lacrimazione ma  farsi  visitare da uno specialista che sia in grado di individuare le cause e indicare le diverse ed efficaci soluzioni possibili”.

LETTERA DI RINGRAZIAMENTO

Ci ha fatto molto piacere ricevere questa lettera di ringraziamento di una nostra paziente, di cui per privacy non condivideremo il nome, dove vengono spese delle bellissime parole sull’operato dei Medici, soprattutto in questo periodo difficile di pandemia che stiamo affrontando.

Grazie da tutto lo studio Gamma Medica

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AGGIORNAMENTO: EMERGENZA CORONAVIRUS

BEVACIZUMAB (AVASTIN) INTRAVITREALE NELL’EDEMA MACULARE DIABETICO PRESSO RSUP CIPTO MANGUNKUSUMO NEL 2017

International Journal of Retina (IJRetina)

Pubblicato il 18 settembre 2019

Andi Arus Victor

Facoltà di Medicina Universitas Indonesia

Masniah Masniah Ari Djatikusumo Elvioza Elvioza Gitalisa Andayani Adriono Anggun Rama Yudantha Mario Marbungaran Hutapea

ESTRATTO

Introduzione: l’ edema maculare diabetico (DME) è una manifestazione della retinopatia diabetica ed è la causa più comune di perdita della vista nei diabetici. L’incidenza del DME tende ad aumentare, in concomitanza con la prevalenza del diabete a livello globale di oltre il 50% dal 2000 al 2030. Questo studio mira a valutare la percentuale di miglioramento dello spessore maculare centrale (CMT) e l’acuità visiva nei pazienti con DME trattati con iniezione intravitreale di AVASTIN (IVB).

Metodi: questo studio è uno studio descrittivo retrospettivo. Lo studio è stato condotto presso il Dipartimento di Oftalmologia presso RSUP Cipto Mangunkusumo (RSCM) Jakarta. I dati sono stati ottenuti dalle cartelle cliniche di tutti i pazienti con retinopatia diabetica con edema maculare che sono stati trattati con IVB al policlinico RSCM Kirana Vitreoretina tra gennaio e dicembre 2017.

Risultati: Dei 44 soggetti, il miglioramento dell’acuità visiva (BCVA) meglio corretta si è verificato in 24 (54,54%) soggetti alla valutazione del primo mese e 19 (43,18%) nella valutazione del terzo mese. La CMT è diminuita in 37 (84,41%) soggetti alla valutazione del primo mese e 35 (81,81%) nella valutazione del terzo mese.

Conclusione: miglioramento dell’acuità visiva e riduzione dello spessore maculare centrale 3 mesi dopo l’iniezione di IVB. Questi risultati rafforzano l’iniezione di IVB come alternativa alla terapia adiuvante nel DME.

CENTRO ISCRITTO ANAGRAFE NAZIONALE RICERCHE DEL MIUR

 

Il centro Gamma Medica è iscritto all’Anagrafe Nazionale Ricerche del MIUR, codice N. 62813EKBJ

NUOVA STRUMENTAZIONE PER LO STUDIO GAMMA MEDICA – COBRA – FOTOGRAFIA DEL FONDO OCULARE


Le dotazioni tecnologiche di GAMMA MEDICA si sono implementate con l’acquisizione del sistema COBRA per la fotografia del fondo oculare, prodotto dalla CSO Italia. Questa tecnologia di ultima generazione permette uno studio ad alta definizione della retina e del nervo ottico per le indagini soprattutto sulla retinopatia diabetica, sul glaucoma e le maculopatie.

Le immagini possono essere integrate con l’esame AngioOCT sia in fase di prevenzione che nelle fasi evoluta delle malattie per migliorare la terapia di queste malattie.

INFORMAZIONI RACCOMANDAZIONI PER I PAZIENTI CHE PRATICANO TERAPIA CON AVASTIN

Gli AntiVEGF vengono somministrati mediante iniezione nella cavità vitreale dove il farmaco dura 4-8 settimane.

Esistono diversi protocolli:

  • a ciclo con una al mese nei primi tre mesi e poi a completamento, se è presente edema, una iniezione ogni 2 mesi per i successivi 9 mesi
  • a dose singola

Sono necessari frequenti controlli con AngioOCT  ed in alcuni casi la fluorangiografia retinica.

Le iniezioni devono essere iniziate precocemente prima che si sviluppi un grave edema maculare

L’intervento di cataratta può peggiorare transitoriamente l’edema ma spesso è necessario per migliorare la visione e la valutazione delle immagini OCT

E’ necessario un buon controllo diabetico, bassa pressione sanguigna, non fumare e una dieta salutare

LINEE GUIDA SUL TRATTAMENTO DELL’OFTALMOPATIA ASSOCIATA ALLA TIROIDE

2016 EUROPEAN THYROID ASSOCIATION / EUROPEAN GROUP ON GRAVES ‘ORBITOPATHY GUIDELINES FOR THE MANAGEMENT OF ORBITOPATHY

Bartalena L. a · Baldeschi L. b · Boboridis K. c · Eckstein A. d · Kahaly GJ e · Marcocci C. f · Perros P. g · Salvi M. h · Wiersinga WM i · a nome del gruppo europeo su Graves ” Orbitopathy (EUGOGO)

Eur Thyroid J 2016; 5: 9-26

Iniezioni periodiche di triamcinolone acetato (40 mg / ml) hanno dimostrato di ridurre la diplopia e le dimensioni dei muscoli extraoculari in GO di recente insorgenza e attivi da due studi clinici randomizzati, senza effetti avversi locali o sistemici gravi. Le iniezioni di triamcinolone subcongiuntivale si sono dimostrate efficaci nel risolvere il gonfiore delle palpebre e lievi gradi di retrazione nella OFTALMOPATIA DI GRAVES  di recente insorgenza, l’unico effetto collaterale è stato un aumento transitorio della pressione intraoculare.

Bibliografia

  • Alkawas AA, Hussein AM, Shahien EA: iniezione orbitale di steroidi contro terapia steroidea orale nella gestione dell’oftalmopatia correlata alla tiroide. Clin Experiment Ophthalmol 2010; 38: 692-697.
  • Ebner R, Devoto MH, Weil D, Bordaberry M, Mir C, Martinez H, Bonelli L, Niepomniszcze H: trattamento dell’oftalmopatia associata alla tiroide con iniezioni perioculari di triamcinolone. Br J Ophthalmol 2004; 88: 1380-1386.
  • Lee SJ, Rim TH, Jang SY, Kim CY, Shin DY, Lee EJ, Lee SY, Yoon JS: trattamento della retrazione della palpebra superiore correlata all’oftalmopatia associata alla tiroide mediante iniezioni di triamcinolone subcongiuntivale. Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol 2013; 251: 261-270.

Iniezione sottocuttanea a livello del muscolo elevatore della palpebra superiore

Iniezione sottotenoniana